Copyright

“Gli Hobbit si dilettavano a riempire meticolosamente libri interi di cose che già sapevano, in termini chiari e senza contraddizioni”. J. R.R. Tolkien, Il signore degli anelli

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Vietatissimo copiare, a scuola. Anche se poi il modo lo si trovava sempre.

Doverosissimo citare, in università. Ricordo che la redazione delle note a piè pagina è stata la parte più estenuante della tesi di laurea e dottorato. Il rigore accademico esige che ogni virgola e inciso debba tenere conto di tutta la bibliografia esistente, nazionale e internazionale. E ti sorge il vago sospetto che tu non potrai mai dire qualcosa di originale.

Frequentissimo essere copiato, quando scrivere diventa un mestiere. Sul web, in particolare, c’è uno sfrenato copia-incolla in cui l’unico elemento non copia-incollato è la firma di chi ha creato tutto il materiale selezionato e traslocato ad altra destinazione. Ho attraversato la fase di difesa armata della mia proprietà intellettuale, quella fase in cui avrei voluto spiattellare ovunque il simbolo “Tutti i diritti riservati”. Poi sono diventata Creative Commons.

Copy, rightly. Credo che sia un atto di gentilezza, oltre che di doveroso rispetto, attribuire all’autore la paternità di un’idea o di un’immagine, quando la si cita o la si rielabora. Soprattutto perché, guardandomi onestamente allo specchio, devo ammettere che anche quando credo di aver sviluppato un’idea mia, la verità è che sono sempre in debito con qualcosa o con qualcuno (una lettura, un video, una chiacchierata). La creatività non si autoproduce, ma è sempre effetto di un’ispirazione esterna alla nostra privata intimità. Siamo sempre in debito con una qualche fonte, anche inconsapevolmente. Abbiamo un copyright stampato nel nostro DNA.

La creatività è open source dall’origine, proprio come recita il primo principio della termodinamica: “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” e la cosa bella è soprattutto nel corollario che ne deriva: “l’energia cambia di forma ma si conserva sempre”. La nostra energia creativa sgorga da una fonte rinnovabile, cioè da Qualcuno che ce l’ha lasciata in dote affinché tutte le cose, che esistono fin dal principio del tempo, potessero sempre rinnovarsi, grazie alla vista particolare di ciascuno.

La somiglianza più prossima che abbiamo col nostro Creatore è proprio l’eredità della sua inesauribile capacità creativa, che si vivifica attraverso le nostre opere (nuove, eppure mai così nuove). Ogni nostro contributo non è una creazione dal nulla, ma è l’elaborazione personale di qualcosa di già esistente. Non esistono cose nuove, ma cose ri-fatte nuove. E questo è esaltante e umile. Forse l’arte è questo entusiasmante debito di gratitudine, e dietro ogni gesto artistico si propaga l’eco dell’originale intraprendenza creativa di Dio. Lui non ha rivendicato per sé i diritti sulla sua Creazione, ma ci ha riservato tutto il diritto di attingere, rinnovare, rielaborare.

La fonte, insomma, non svilisce il fiume. Anzi, è la sua parte più zampillante – per questo non va taciuta.

“Le opere d’arte portano qualcosa di nuovo nel mondo, piuttosto che semplicemente riflettere ciò che già esiste. E questo qualcosa di nuovo è costitutivo piuttosto che essere una mera rappresentazione o una rivelazione di ciò che già esiste ma è nascosto. Le opere d’arte fanno cultura. E ogni opera cambia la cultura di cui entra a far parte” – Hillis Miller

One thought on “Copyright

  1. L’originalità’ e’ questa tua capacità’ di saper fare analisi che ci permettono di riflettere e approfondire la realtà che viviamo. Hai questo dono di prendere spunto da fatti e circostanze e ridarceli con un di più’ di poesia, grazie di condividerli con noi. Wanda

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