Lavare i panni sporchi … tra amici

Carissimi amici che seguite questo blog,

condivido con voi la presentazione del mio nuovo libro Un cuore grande come una casa; è stata un’occasione estemporanea, non era stata pianificata a tavolino. Perciò è stato bellissimo.

Alcuni amici si sono trovati una sera d’estate a cantare … sì, adulti che cantano seguendo una chitarra … nella casa di campagna di Lucia e Silvano, famiglia che conosco da quando sono nata. Mi hanno chiesto di raccontare qualcosa del libro e l’ho fatto, ecco qua.

Cronache dell’ombrellone #3 – Le feroci Erinni 

La grazia si addice al femminile, la forza al maschile. Ma ci sono casi in cui l’irruenza si addice alle femmine e la resa ai maschi.

Ricordo sempre con tenerezza i brividi di Virgilio e Dante davanti alla porta di Dite quando arrivano le Erinni. Immobili e spaventati a morte.

Stamattina Martino aveva raccolto con pazienza (cosa atipica per lui) “conchiglie straordinarie” nel secchiello e le osservava estasiato sulla battigia, le coccolava e parlava con loro. Finché è arrivata Gaia l’Indifferente.

Da che siamo arrivati (10 giorni fa) non l’ho mai vista ferma. Sguazzava in acqua sollevando uno tsunami di schizzi, suo nonno rassegnato. Poi ha cominciato a ballare fino ad arrivare al secchiello di Martino, lo ha osservato, gli ha dato un calcio rovesciando tutto, ha pestato le conchiglie ed è andata via. Al lamento di Martino: “Perché l’hai fatto?”, lei senza girarsi ha urlato: “Booooh!”. 

Sabato è capitato di peggio con Rachele la Distruttrice. Michele e il suo amico Matteo avevano costruito un castello di sabbia, un progetto ambizioso… canali… ponti… decorazioni. Un’opera in grande che li ha resi fieri e felici. Dal nulla si è materializzata la furia: con una rincorsa pazzesca Rachele, non più di 5 anni, è arrivata e ha distrutto tutto, con le mani con i piedi col sedere. Rideva come una matta, e se n’è andata. Da lontano i suoi genitori, immobili, ridevano dell’impresa della loro bambina. 

Michele e Matteo, tali e quali a Dante e Virgilio, sono rimasti muti e imbambolati. Solo dopo molti minuti, Michele ha sussurrato: “Ahhh, le femmine”.

Cronache dell’ombrellone #2 – Le paparazze 

Mamma, vieni! Ci sono le paparazze!” mi grida nell’orecchio Martino.

Avevo gli occhi socchiusi, sdraiata sotto l’ombrellone, e mi è venuto da pensare che se c’è chi si vuol far chiamare ministra e sindaca, forse anche certe fotografe d’assalto possono avere la mania femminista per le desinenze.

E invece erano le pavarazze (… vongole) che nonna Gina, nostra mitica vicina di lettino, stava raccogliendo in mare. 

“Ma poi si possono mangiare sul serio?” le chiedo. E come no! Gina è bionda, abbronzata e piena di energia. Ha due nipotini da accudire, oltre al vero “bambino” – dice lei, indicando il marito che sonnecchia sul lettino.

Insomma mi erudisce sulle pavarazze. “Devi raccogliere quelle che sono un po’ sotto la sabbia… riconosci quelle buone perché stanno capovolte”.

Saranno creature amanti del paradosso, penso. Simpatiche. Un po’ paradossali sembriamo anche io e la Gina, tutte piegate a cercare vongole nell’acqua bassa; due tacchinelle che beccano sembriamo, mentre attorno il passeggio sulla battigia è una gara al costume più sgambato, al seno più sodo, all’abbronzatura più dorata. 

Niente IPhone con le cuffie, io e la Gina parliamo. E mi perdo nel suo mondo di un tempo, quando lei era piccola ma doveva già accudire 6 fratelli più piccoli di lei. 

Cronache dell’ombrellone #1 – Dal tramonto all’alba 

Sono a Cesenatico coi miei tre bimbi, ho pensato di raccogliere piccoli racconti di ciò che accade in spiaggia. Forse ci dicono qualcosa del paese reale… insomma della vita vera che non trova spazio nei TG ma è la linfa dell’umanità.

Parto da oggi.

Passano davanti a noi, lui e lei camminando sulla battigia. Staranno insieme da una vita, lei curva curva e lui col bastone. Lentissimi eppure hanno i costumi coordinati, gialli entrambi, e lei – occhialoni da sole giganti come le dive – ha la messa in piega perfetta.
In direzione opposta arriva di gran carriera un giovane babbo con una torta enorme tra le mani e un 3 in cima (festa di compleanno in spiaggia, suppongo).
La signora si ferma e grida al babbo ridendo: “Veniamo anche noi?”
Il babbo senza fermarsi: “Venga, venga c’è posto per tutti!”.

In direzioni opposte, il tramonto e l’alba della vita s’incontrano.

(PS: sì, mi sono goduta la scena e non ho scattato la foto “giusta”)

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Un cuore grande come una casa

“Io nacqui ogni mattina”.

Ho scelto questo verso di D’Annunzio come esordio del mio nuovo libro. Mi è sempre piaciuto tantissimo e l’ho proposto in molte circostanze come titolo di conferenze di letteratura; nessuno ha mai accolto questa mia proposta. Forse il pregiudizio sull’autore oscura la bellezza del senso del sue parole.

Quante volte noi ci aspettiamo che la cosa giusta sia detta dalla persona giusta, come se parole sensate pronunciate da chi non gode della nostra stima, o ci sta antipatico, diventassero – chissà perché – meno sensate. Uno dei tanti progetti che non riuscirò a portare a termine è una cronaca umana intitolata Grandi verità uscite di bocca a imbroglioni … sulla scia di quel capolavoro che è Brevi interviste con uomini schifosi di Foster Wallace.

Io credo che abbia ragione D’Annunzio, occorre – occorrerebbe – nascere ogni mattina per vivere. E questo è il senso di tutte le storielle strambe, serie, simpatiche, che ho messo nel libro. Non è la mia sapienza (… risata di sottofondo…), è un esercizio ginnico per vincere la pigrizia.

Vivere non è stare seduti al circo, ma noi siamo acrobati. Fuor di metafora: la vita quotidina non si presenterà mai come uno spettacolo sempre-super-mega-galattico organizzato da una ditta esterna; spetta a noi fare di ogni giorno un’occasione di meraviglia e crescita. Bisogna lasciare che le presenze attorno a noi, gli eventi piccoli o grandi in cui siamo impelagati ci facciano nascere, ogni giorno. Una scoperta nuova di noi è in ballo dentro ogni frammento di vissuto. Lasciarci plasmare, avere voglia di scoprirci dentro una trama viva, essere come il fiore che non teme di spaccarsi pur di aprirsi ad accogliere il sole … ecco la sfida che ho sempre colto nelle parole di D’Annunzio.

Non un monologo ma un dialogo. Nel libro ho cercato di evitare di essere l’unica voce narrante della mia vita, ho dato spazio a certe simpatiche battute dei miei figli, agli oracoli di mio marito e a tante presenze assurde e irrinunciabili in cui mi sono imbattuta, la Fata Lavanderina, Pinco il rugbista, la Sacerdotessa delle Toppe, Bruno il Dandy, la Signora in Rosa … e molti altri.

Buona lettura a tutti, il libro è disponibile qui, nelle librerie e su Amazon.

9788899661090

Meglio mal accompagnati che soli

Il prossimo 8 Febbraio comincerà a Cento (Ferrara) il mio corso di letteratura intitolato Meglio mal accompagnati che soli; è rivolto a tutti (pensionati, lavoratori, studenti) ed è possibile iscriversi qui.

Ho pensato di ampliare l’orizzonte, facendo di questo corso un progetto didattico da proporre alle scuole medie inferiori e superiori, alle aziende interessate a valorizzare il team building, a qualsiasi ente privato che fa formazione in ambito culturale.

Il depliant illustrativo è scaricabile qui sotto:

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In questo breve video vi racconto l’idea che propongo.