SIAMO TUTTI FUORI – Il mio nuovo libro

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Mi ricordo bene quel giorno, era il 26 Dicembre del 2008 e rientravamo a casa da Milano, dopo aver festeggiato il Natale a casa coi nonni. C’era nebbia in autostrada, all’altezza di Fiorenzuola D’Arda; Davide guidava tranquillo, Michele s’era già addormentato e io ricevetti quella benedetta telefonata.

Il lungimirante e paterno editore Walter Raffaelli mi chiamava per chiedermi una cosa che mi fece molto arrabbiare; mi aveva promesso di pubblicare un libro su Dante (promessa poi ampiamente mantenuta), ma voleva che io mettessi da parte il progetto per dedicarmi ad altro: tradurre un’opera di G. K. Chesterton.

Conoscevo solo di nome Chesterton e dopo quella telefonata mi diventò molto antipatico, perché giungeva all’improvviso a dare un calcio nel sedere al mio amato Dante.

Poi ho capito che il calcio nel sedere era destinato a me. Poi, nel tempo, di calci nel sedere me ne ha dati tanti. Quel nebbioso pomeriggio del 2008 è stato il giorno in cui la nebbia della mia vita ha cominciato a disperdersi, grazie al vento impetuoso delle parole del signor GKC. Accettai – non di buon grado – l’idea di Walter Raffaelli, lo ringrazio tuttora della sua intuizione benedetta.

Dal 2008 ho svolto il mestiere di traduttrice e ho tradotto 11 libri del signor Chesterton.

Un altro provetto avventuriero dell’editoria, Giuseppe Signorin, mi ha chiesto di raccontare questi anni di vita a tu per tu con GKC e ne è uscito il libro che ora è disponibile: SIAMO TUTTI FUORI. Viaggio nel paese delle meraviglie di G. K. Chesterton

Eccone alcuni passaggi accompagnati dalle foto di ciò che mi è accaduto in questi otto anni, così potete capire che si tratta di un gesto di gratitudine e non di saccenza 🙂

 

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Noi ci presentiamo così ai matrimoni, come l’Uomovivo Innocent Smith. Con la pistola che semina gioia.

“Più cercavo di fare bene il mio mestiere di traduttrice, più ne ricavavo un feedback luminoso: la felicità non è immaginare un ipotetico paese delle meraviglie, è ritrovare gli occhi giusti per scoprire che il paese delle meraviglie è il qui e ora della nostra vita. Sulla porta di casa voglio mettere un cartello con un disegno e la scritta Mirabilandia. Ci sto lavorando, insieme ai miei figli. Il metodo della meraviglia prevede un esercizio che è particolarmente affine alla mia natura: il disordine”.

 

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Abbiamo imparato a fare grandi castelli di sabbia proprio in riva al mare. Ce lo ha insegnato Alfred del Cavallo Bianco, non bisogna temere di mettere in piedi grandi progetti e aver sempre voglia di ricostruirli se qualcosa li distrugge

“Chesterton mi ha educato al sistematico ribaltamento e scombussolamento dello status quo del pensiero e dell’esperienza. Proprio perché il vero tollera ogni forma di terremoto e uragano, mentre il falso cade al primo soffio di vento. Non sono mai stata una persona ordinata; tuttora mio marito mi ricorda che non posso esigere dai miei figli che la loro cameretta sia impeccabile se la mia scrivania continua a essere una riproduzione verisimile del giorno dell’apocalisse”. 

 

“In gran parte delle circostanze quotidiane il nostro puro e semplice esserci è la condizione necessaria e sufficiente per fare ciò che ci è chiesto di fare. Ci sono cose che vale la pena fare e vanno fatte anche se siamo stanchi morti o tristi. Le si fa male (cioè le si porta a termine anche se non perfettamente) e le si fa anche di brutto (cioè a testa bassa, senza rimuginare sui «se, ma, però …»). Le si fa, così come si è, e il mondo sta in piedi”.

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“Una cosa morta va con la corrente, solo una cosa viva può andare controcorrente”. Ho raccontato i paradossi di Chesterton al signor Enzo Iacchetti durante la mostra del Meeting 2013 e lui – ironicamente – aveva la maglietta giusta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ho girato molto scuole italiane per raccontare le opere di Chesterton, autore snobbato da tutti. Ne sono nati fantastici progetti spontanei, come questo a Padova: un gruppo di ragazzi ha ricostruito la valle del Cavallo Bianco nei corridoi del loro liceo.

 

“Il progresso ci ha regalato tanti suadenti strumenti per pianificare il vivere in modo che assomigli a una tabella di marcia prestabilita dalla nostra volontà. Sia detto per inciso, ho tremato quando la pubblicità mi ha informato che potrei avere al polso un congegno in grado di connettermi alla lavastoviglie o alla lavatrice quando sono fuori casa. Se sto facendo la fila in posta, di certo non bramo di vincere la noia impostando un ciclo di lavaggio. Durante un aperitivo parte del piacere è essere lontano da una lavastoviglie, cioè sapere che non dovrò lavare quel bicchiere e quei piattini”. 

 

 

 

“Non credo sia un caso, anzi è una benedizione provvidenziale, che uno dei rari frammenti sonori in cui ancora oggi possiamo ascoltare la viva voce di Chesterton sia questo invito:
Sono assolutamente sicuro che il nostro mondo precipiterà nella disperazione se non si riuscirà in qualche modo a rendere la mente, cioè i pensieri semplici che ci passano per la testa quotidianamente, più vivace e felice di quel che pare essere al momento attuale, a giudicare dai romanzi e dalle poesie moderni. Voi dovete essere felici in quei momenti di quiete in cui vi ricordate di essere vivi e non in quei rumorosi momenti in cui ve ne dimenticate”.

Venire alla luce è un miracolo

Charles Burchfield, Sole di novembre

Charles Burchfield, Sole di novembre

 

Lo stupore di un bimbo con deficit uditivo che sente per la prima volta

«Uscire dal buio a rivedere le stelle è il tipo di esperienza che segna un uomo, concedendogli il miracolo di provare da adulto l’esperienza della nascita, quel momento che con una bellissima perifrasi noi definiamo «venire alla luce». … Entrare nel mondo dell’esistente significa abbandonare l’assoluto del nulla e immergersi nel relativo. Vivere è relativo in tutti i sensi possibili, perché la nostra vita è un tessuto di relazioni: ogni avvenimento è un contatto, un legame con qualcosa che si dà a noi in una forma particolare (che sia lo spazio, il tempo, la forma delle cose, il carattere delle persone). […].
Esserci è appartenere a qualcosa; è entrare in rapporto di relazione con tutto l’esistente in cui ci imbattiamo. Il pianto del neonato è come un punto esclamativo che segna la vita fin dal principio; il contatto stringente con la realtà si manifesta in primissima battuta come l’intrusione dell’aria nei nostri polmoni, che produce un rumoroso sussulto di reazione. L’eco di quel grido originale si perde man mano che l’esistenza ci rende assuefatti alla vita; ecco perché, pur essendo tutti nati, non sempre ci portiamo addosso l’impressione clamorosa che è l’essere vivi.
La nebbia dell’inedia, il buio della selva, il torpore della rassegnazione sono tentazioni a cui si va inevitabilmente incontro e di fronte a cui, però, si può opporre la spinta di un positivo ribaltamento. Non è uno sforzo solitario, ma un sano esercizio in cui ci accompagnano, come tenendoci per mano, tutti coloro, antichi e contemporanei, che riescono a ridestare in noi il senso di allerta, l’aspettativa che riempie il cuore di Nicodemo quando chiede a Gesù: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? ». Come spesso succede, nella domanda è già contenuta la risposta: la forma paradossale con cui Nicodemo esprime l’impossibilità di ripetere l’esperienza della nascita è proprio l’indicazione corretta di come un uomo può rinascere. Si può rinascere solo grazie al paradosso, quell’acrobazia linguistica che, rovesciando lo status quo di ogni constatazione, la riformula in modo che il contenuto appaia sorprendente quanto un’esclamazione. Il paradosso, in fondo, è l’equivalente linguistico della meraviglia, che, intesa non in senso sentimentale ed edulcorato, è l’acrobazia di ribaltare la vista di ogni cosa per poterla percepire come nuova».

da Capriole cosmiche

Due sorelle indiane nate cieche vedono per la prima volta

… e grazie ad Alberto, ecco il sottofondo musicale giusto. Il Boss!

Auguri signor GKC!

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Foto di Victor Bezrukov

Quasi fosse un copione studiato a tavolino, stamattina la radiosveglia mi ha tolto dal mondo dei sogni con questo ritornello:

…strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al Cielo

e allora, al posto del solito sbadiglio, mi sono fatta una bella risata, perché immediatamente quelle parole mi hanno ricordato che oggi è il compleanno del signor Gilbert Chesterton. E mi pareva proprio che con quel ritornello fosse lui, da burlone qual è, a darmi il buongiorno.

A dire il vero, da quando lo conosco, ogni giorno è un buongiorno, anche quando sono incavolata nera o profondamente triste o svogliatamente depressa. Qualsiasi opzione umorale deve fare i conti con il buongiorno, per il semplice e tremendissimo fatto che il giorno c’è. Il regalo prezioso che Chesterton fa a tutti quelli che s’imbattono in lui è proprio questo. Tutto è meraviglioso se paragonato al nulla.

Allora, è vero che oggi gli facciamo gli auguri perché il 29 maggio del 1874 nacque, ma gli diciamo anche grazie perché lui ci ha fatto e ci fa nascere; è grazie a lui se siamo meno distratti sulla presenza meravigliosa (e anche enigmatica) di tutto l’esistente, perché i suoi occhi e le sue parola ci aiutano a ripetere quell’esperienza gigantesca che è il “venire alla luce“. Nascere tutti i giorni si può, si deve. Strada facendo troverai che ogni occasione o incidente o sorpresa è un gancio, un amo che ti strappa dall’indolenza e dai rimuginamenti, e ti spinge a scoprire un po’ di più di che pasta è fatta la tua persona dentro l’abbraccio del mondo.

Allora, tanti cari auguri signor GKC.

«Voglio dirvi qualcosa che è la cosa più difficile da esprimere a parole, qualcosa che è più privato della vita privata. È il fatto che siamo vivi, e che la vita è la cosa di gran lunga più stupefacente di qualsiasi gioia o sofferenza può capitarci durante la vita. Cos’è davvero successo negli ultimi sette giorni e notti? Per sette volte ci siamo dissolti nel buio, come quando ci dissolveremo nella polvere; il nostro stesso essere, per quanto ne sappiamo, è stato spazzato via dal mondo delle cose viventi, e per sette volte ci siamo risvegliati vivi come Lazzaro, ritrovando tutte le nostre membra e i sensi inalterati, allo spuntar del giorno. Il semplice fatto del sonno è quasi il perfetto esempio di ciò a cui mi riferisco. È qualcosa di gran lunga più sensazionale di tutti i fatti e le bugie che leggiamo sui giornali. Se volete sapere le ultime novità, vi dico che l’ultima novità è che sono morto la scorsa notte e che questa mattina sono miracolosamente rinato, per vostra non piccola sfortuna; perché temo che se senz’altro il mio ritorno dai morti è una notizia, non è affatto detto che sia una buona notizia. Ciò che intende ricordarci questo susseguirsi di settimane, date, Domeniche e Sabati è proprio l’enorme importanza della vita quotidiana, per come ogni individuo la vive; dal momento che ciò è legato alla morte e al giorno e a tutta la misteriosa truppa che è l’Umanità».

G. K Chesterton (1934)

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Ipse dixit #1 – Reality kills Ego-Star

 

“Voglio ancora una volta ripeterle il mio solito consiglio e augurio di sempre: non si rinchiuda nel mondo esclusivo del Suo io, si affidi alla natura, si apra al mondo esteriore e alle sollecitazioni che Le giungono dall’esterno, almeno in qualche misura. La vita esteriore, la vita reale fa straordinariamente evolvere la nostra natura umana ed è proprio quella che ci offre il materiale per vivere”.

(F. Dostoevskij, Lettera a Nadeza Prokof’evna Suslova, Pietroburgo, 19 aprile 1865 – da Lettere sulla creatività)

 

P. P. Pasolini – Cosa sono le nuvole? (1967)