Vivo nel terrore (o nello stupore?)

gargoyles-notre-dame-de-parisÈ brutto da dire, anzi orrendo, ma la logica impazzita e malefica del terrorismo sta mettendo l’uomo occidentale, addormentato e fiacco, di fronte a un dato di natura eclatante e volutamente dimenticato: noi non possiamo controllare la vita e la morte. Che sia ben chiaro: il terrorismo lo sta facendo in modo distorto, infame, diabolico (… aggiungete tutti gli aggettivi che volete). Non sto neanche lontanamente giustificando l’azione perversa di chi tratta la vita umana al pari di una insignificante briciola caduta a terra.

Ma è tipico di tutto ciò che è diabolico distorcere – o meglio capovolgere – una verità positiva. Il terrorismo di matrice islamica sta esattamente rovesciando un dato della realtà in uno strumento violento, ed è perciò un’azione tremenda. Nessuno si «merita» di morire mentre si sta divertendo a un concerto, o mentre cena con gli amici in una brasserie. Questo è il commento più frequente che si sente sui mezzi di comunicazione dopo i fatti di Parigi.

Io direi che manca un elemento indispensabile nel pensiero appena espresso: nessuno si merita che questo accada per mano d’uomo, per la deliberata volontà di male di un’altra creatura. Perché, in realtà, la Natura o il Destino agiscono da sempre come terroristi. In un giorno come tanti altri, una mamma rientra dal lavoro, viene travolta da un camion e muore. Non se lo merita, eppure accade. Un’altra giovane donna, senza preavviso, scopre che un male incurabile si è infilato nelle viscere del suo corpo e la dilania. Non se lo merita neppure lei, eppure accade. Ho citato due casi in cui mi sono imbattuta di recente, se ne potrebbero aggiungere mille altri.

La Natura e il Destino sono terroristi? Non credo, perché, per giudicarli onestamente, bisogna notare che la Natura e il Destino non sono imprevedibili solo nello spargere morte (come i terroristi), ma anche nello spargere vita. Una coppia di sposi, ormai rassegnata a non poter aver figli naturalmente, riceve – senza ricorrere a espedienti medici artificiali – il dono di un bambino, dopo ben più di dieci anni di attesa. Un uomo rimasto in stato vegetativo per cinque anni, si risveglia. Anche in questo caso, ho citato due esempi che ho incrociato negli ultimi mesi.

Il segreto della vita e della morte non è in mano umana. Mai. È sotto l’egemonia incontrollata e imprevedibile di una forza a cui si può dare qualsiasi nome, tranne che umano: Caso, Caos, Natura, Destino, Provvidenza. E questo dovrebbe generare nella creatura umana un sano sentimento di stupore vertiginoso. «Sano» non vuol dire «tranquillo e sereno», ma onestamente e anche drammaticamente spalancato verso l’ignoto misterioso di cui è intessuta la realtà.

Il terrorismo rovescia questo radicale – e indispensabile – sentimento umano nel gemello malefico: lo stupore degenera in terrore, cioè nell’ipotesi terrificante che la tua vita dipenda dalla volontà imprevedibile e distruttiva di un altro uomo.

Non voglio, però, sottrarmi alla provocazione con cui ho cominciato. E rincaro la dose. Il mondo occidentale non è all’altezza di fronteggiare la logica del terrorismo. Non è scandaloso dire che, per quanto un nemico possa essere esecrabile, si debba essere «all’altezza» di affrontarlo. Una debolezza subdola, travestita da «progresso buono», si è insinuata nel nostro modo di guardare le forze originarie che tengono in piedi il mondo. Ci siamo rintanati in un letargo rassicurante, ma falso.

Infatti, la cultura occidentale si sta allontanando da un’onesta visione umana in un modo che, nel breve e lungo termine, produrrà effetti ben più disastrosi del terrorismo. Si sta facendo di tutto per «illudere» l’uomo che la vita e la morte possano essere domate, circoscritte, gestite. Abbiamo ridotto la vita e la morte a dei «diritti». Niente di più falso.

Ormai è diventato pressoché normale «programmare» i figli. Quante volte sentiamo dire: «io e il mio compagno abbiamo deciso di avere un bambino», oppure «penseremo ad avere un bambino più avanti, dopo aver trovato una stabilità economica». Ormai una donna che non prende la pillola è difficile da trovare. Programmiamo la vita, come programmiamo una vacanza o l’appuntamento dal dentista. E se, quando abbiamo programmato un figlio, questo non si mostra nella forma desiderabile che ci aspettavamo, riteniamo giusto e pietoso sopprimerlo quando è ancora nel ventre.

Negli stessi giorni in cui Parigi piangeva centinaia di morti innocenti, in America centinaia donne facevano causa a una ditta farmaceutica che ha prodotto confezioni sbagliate di pillola anticoncezionale, facendole rimanere incinta. Ok. Tu compri un prodotto e ti aspetti un risultato; se il prodotto è fallato, è «tecnicamente» giusto fare causa alla ditta. Ma, nel caso specifico, ci rendiamo conto che l’ottica economica del prodotto ci riduce a considerare la vita che sboccia come un «effetto indesiderato»?

Queste donne americane hanno avuto una sorpresa, qualcosa che un tempo era considerato nella logica della natura. La vita s’infila nel tuo corpo senza preavviso e senza chiedere permesso. È il rovescio buono del terrorismo; non è un pacco bomba, ma un pacco regalo.

La stessa logica di controllo si sta diffondendo anche sulla morte. Dopo aver combattuto la sua battaglia contro il tumore, Emma Bonino ha dichiarato che si impegnerà a far approvare la legge sull’eutanasia. Quasi che la risposta alla brutalità del male possa essere lo scegliere come e quando morire …

img_4416-version-2Che timore ha l’uomo nell’abbandonarsi all’imprevedibilità della vita e della morte? Cosa perde se s’illude di poter controllare l’inizio e la fine del suo esserci?

La sua creaturalità. Ecco la risposta. L’effetto malvagio e distorto generato da ciò che si definisce «progresso buono» (la supposta capacità di controllare le nascite e di programmare le morti) è l’idea che sia una debolezza mostrarsi inermi di fronte al darsi della vita e della morte. L’uomo occidentale si crede una vittima se una nascita imprevista o una morte troppo sofferta lo colgono di sorpresa. Ed è un errore. L’uomo diventa fragile e perdente proprio quando s’illude di poter arginare e controllare cose così più grandi di lui come la nascita e la morte.

Abbiamo dimenticato che la nostra fragile creaturalità è il nostro punto di forza. E ci siamo addormentati nell’agio fasullo della pianificazione, diventando pavidi e deboli. Siamo schiavi dell’idea che la felicità e lo stare bene dipendano dal fatto che i nostri progetti si realizzino. Invece, tutti gli ideali umani più santi ed eterni nascono dal sentimento stupito di essere creature poste in una realtà che ci sovrasta in potenza. La nostra creaturalità fa di noi dei soldati (e non dei terroristi): un uomo consapevole di vivere in un recinto di eventi imprevedibili sa dare grandi prove di sé, proprio perché sente lo stupore vertiginoso di non poter controllare tutto. Solo così si fa chiarezza nella sua anima, e lui può mettersi a fare l’unica cosa grandiosa che è nelle sue mani: difendere la vita, custodire i suoi morti e chiedersi in tutta onestà e ragione chi o cosa tiene in piedi un mondo siffatto.

La coscienza della nostra creaturalità ci permetterebbe di coltivare l’unico antidoto alla logica del terrorismo: il senso vertiginoso e stupito del valore della vita, proprio perché si dà in modo imprevedibile e finisce in modo altrettanto inaspettato. Solo accorgendosi e accettando di essere parte del creato, e non padrone, un uomo torna vedere come stanno davvero le cose; e cioè sente che la sua vita mortale (unica e irripetibile) è il dono più grande che ha ricevuto. Oppure, è la prova (nel senso di «essere messo alla prova») più grande che lo attende. E ha dunque un valore incommensurabile.

Tutto ciò, dal punto di vista dei terroristi, si traduce nel gemello opposto e perverso: la vita mortale messa in mano alla volontà distruttiva di un altro uomo diventa un nulla. Si può schiacciare e calpestare, come fosse una briciola per terra.

Alla fine tutto si riduce a questo: vogliamo tremare di terrore o di stupore? Volenti o nolenti, siamo dentro una trama di eventi che surclassano alla grande la nostra capacità di controllo. E questo accade da sempre, è la regola del mondo. Siamo tutti seduti in un caffè all’aperto, ci gustiamo la bellezza terribile del mondo in uno spazio nonA-typical-Paris-cafe-terr-001 protetto da fragili pareti. Siamo nudi e allo scoperto. Siamo sul marciapiedi dell’imprevedibile ogni sacrosanto giorno. Dimenticarlo, illudendoci di costruire un nostro recinto di controllo non ci salverà, ci farà spegnere lentamente come sotto anestesia. I nostri nemici sono abili manipolatori del terrore. E noi? Con cosa li fronteggeremo? Armi? Ideologie? Buonismi?

Non so. Però, io credo che solo un uomo che trema di stupore per la propria strana-assurda-incomprensibile vita abbia l’arma giusta per affrontare e smascherare la logica malvagia e sterile dell’uomo che vorrebbe farlo solo tremare di terrore.